teodoro longo
DONIDELCASO



 



Mamma,

per un po' ti ho parlato,

senza mai sapere se riuscivi ad ascoltarmi,

se capivi le mie frasi sussurrate,

se almeno riconoscevi la mia voce.

Mi osservavi senza sapere, io,

se i miei tratti ti erano familiari,

io che sono il tuo specchio.

Ora finalmente posso parlarti,

posso pensarti, certo che mi ascolti

e mi comprendi,

che leggi i miei pensieri.

Ora finalmente siamo di nuovo in contatto,

non quello fisico del tenerti la mano

che spesso rifiutavi

o dell’accarezzarti le guance o la fronte.

Siamo in contatto con i nostri pensieri segreti,

che solo tu ed io conosceremo

sempre.

 

… Ora ti ringrazio, questo voglio,

dell'ironia che hai messo sul mio labbro,

mite come la tua.
Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa.

Ah, gentile morte,
non toccare l'orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata

sullo smalto del suo quadrante,

su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde?

O morte di pietà, morte di pudore.

Addio, cara, addio, mia dolcissima mater.

(Salvatore Quasimodo)